UN MINUTO CON DIO

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è gia venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,10-13.

Come vivere questa Parola?
Parlava loro del Battista ma anche di se stesso: “Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire”. Nel brano si racconta una schizofrenia religiosa. Allora: il popolo di Israele aspettava da secoli il ritorno del profeta Elia come messia. Se lo aspetta sotto sembianze diverse per questo la gente dirà che Elia è il Battista e più avanti a Cesarea di Filippo che Elia è Gesù, ma in entrambi i casi invece di esultare, perseguitano sia l’uno che l’altro. Così siamo a volte anche noi: aspettiamo il Natale come se dovesse portarci qualcosa di nuovo, di diverso: la Pace, la gioia la serenità, ma poi impazziamo a trasformare il Natale non in un evento spirituale ma in qualcosa di commerciale, di frenetico così di Gesù rimane, se lo facciamo, la statuina nel presepio ma tutto poi torna come prima. Siamo noi l’Elia di turno! Siamo noi che dobbiamo preparare la strada alla sua venuta, siamo noi che dobbiamo annunciarlo con la nostra vita, siamo noi che dobbiamo denunciare l’eccesso di un Natale commerciale ma fine a se stesso, con il linguaggio dei profeti. Gesù viene avvolto in poveri pannicelli ed i primi ad accorgersene sono i poveri e i lontani.

Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro